domenica 22 marzo 2009

ENERGIA DAL DESERTO







Riprendiamo il progetto Desertec, di cui avevamo parlato qualche settimana fa in occasione del convegno di Spoleto, per dare alcune notizie interessanti in merito a questo lavoro che sfrutta l'energia solare nel deserto del Sahara. Sfruttare l'energia solare nel deserto del Sahara. Un gruppo di scienziati, in cui partecipa anche il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, lancia il progetto Desertec. L'idea si basa sul semplice fatto che in sole sei ore arriva nel continente africano una quantità di energia solare pari a quella consumata nel mondo in un anno. Se i deserti nordafricani e mediorientali fossero coperti da impianti solari per lo 0,3% della loro superficie potrebbero rifornire di energia l'intero continente europeo oltre che la stessa area mediorientale e nordafricana. A ciò si aggiunge l'assenza di emissioni Co2 nel processo di produzione dell'elettricità. In estrema sintesi: energia pulita, rinnovabile e rivendibile. L'area mediorientale potrebbe presto affiancare l'oro nero con l'oro giallo. Progetto Archimede in Africa Gli impianti solari nel progetto Desertec, promosso dal fisico Gerhard Knies, si basano sulla tecnologia solare termodinamica, quella già attuata da Rubbia nel progetto Archimede di Priolo e in Spagna. L'energia solare viene riflessa dagli specchi e concentrata verso un tubo per riscaldare il liquido contenuto e dare luogo a una circolazione naturale all'interno dell'impianto. Il flusso del liquido genera energia utile per azionare le turbine e quindi produrre energia. Non si tratta pertanto di fotovoltaico.


Le critiche al progetto Desertec
Il progetto non è però esente da critiche. In primo luogo il costo eccessivo. Il progetto Desertec richiede un investimento di 400 miliardi di euro. L'aspetto dei costi uno dei principali punti critici di questa promettente tecnologia. In secondo luogo la stabilità politica dei paesi nordafricani e mediorientali. Trattandosi di una tecnologia ancora sperimentale questo secondo aspetto può influire enormemente sul calcolo del rischio degli investimenti e quindi sulla difficoltà ad accedere concretamente ai finanziamenti.

Nessun commento:

Posta un commento